Emmelibri sviluppa un ecosistema di servizi offerti a editori e librai, innovando i processi di lavoro e contenendo i costi: il gruppo fa parte di Messaggerie Italiane e ha un ruolo di rilievo nell’ambito dell’editoria italiana. L’azienda si occupa – attraverso una costellazione di società specializzate – dei servizi logistici, finanziari, di commercializzazione e distribuzione dei prodotti editoriali.
Si tratta di una realtà di 620 persone, distribuite su 11 sedi, che movimenta più di 100 milioni di copie ogni anno per un fatturato di circa 650 milioni di euro. “In Italia un libro su due che si trova in libreria è passato dalle nostre aziende”, esordisce Luca Paleari, CIO di Emmelibri. Nella grande distribuzione o in un centro commerciale la percentuale sale ancora di più, ma Emmelibri si occupa anche di scolastica, di e-commerce (in joint-venture con il Gruppo Feltrinelli con le sigle ibs.it, feltrinelli.it e libraccio.it), di biblioteche e naturalmente di librerie, con la catena UBIK (più di 150 punti vendita, in continua crescita). Il database anagrafico di tutto ciò che viene pubblicato, lo smistamento degli ordini tra librerie e distributori e la promozione editoriale completano il ruolo di assoluta centralità del gruppo nel panorama editoriale italiano.
Uno dei valori più importanti che uniscono le diverse realtà che fanno capo a Emmelibri è lo spirito di innovazione e i sistemi informativi sono in prima linea nell’impegno dell’azienda per il miglioramento continuo. Negli ultimi anni Emmelibri ha infatti intrapreso un processo di innovazione molto rapido, scandito da alcuni passaggi chiave, come l’adozione dei sistemi open source, la virtualizzazione pressoché totale dell’infrastruttura o la scelta delle tecnologie Cisco per il networking.

L’evoluzione delle tecnologie per la comunicazione in Emmelibri
Al 2017 risalgono invece i primi approfondimenti relativamente a una tecnologia emergente per la comunicazione, dato che, con l’aumentare delle esigenze aziendali, la user experience dei diversi sistemi in uso, manifestava nel complesso alcuni limiti.
“Quando i primi dieci minuti di una riunione online sono spesi inevitabilmente per mettere a punto i dettagli tecnici della comunicazione significa che gli strumenti disponibili non sono abbastanza affidabili e la user experience deve migliorare”, spiega Paleari. “Abbiamo verificato che Zoom era già pronto per coprire buona parte delle nostre esigenze in modo facile, flessibile e indipendente dal device e dalla tipologia di connessione, così abbiamo deciso di provarlo”.
Emmelibri aveva una lunga lista di requisiti: in primo luogo occorreva un sistema per gestire le sale riunioni, compatibile con lo standard SIP/H.323, con cui effettuare meeting one-to-one su PC, MAC e mobile, ovviamente integrata con le funzionalità di calendario. Serviva una app con cui chattare, dato che in Emmelibri la chat, individuale e di gruppo, è uno strumento imprescindibile che deve funzionare sempre. Emmelibri ha sedi distribuite in tutta l’Italia settentrionale e centrale; era quindi alla ricerca di una scalabilità che andasse oltre i canali delle MCU HW. “Quando arriva una nuova persona nel team è frustrante dover rispondere che non ci sono abbastanza canali e che serve un costoso upgrade hardware per collegarla ai sistemi di comunicazione aziendale,” spiega Paleari. “La scalabilità per noi era un aspetto centrale, così come la facilità di integrazione con i sistemi enterprise e la manutenzione, che non doveva richiedere personale dedicato. Volevamo un sistema che non fosse vincolato alla fisicità delle nostre sedi, perché noi cresciamo, possiamo cambiare le nostre sedi e abbiamo bisogno di flessibilità”. Infine Emmelibri cercava una tecnologia che potesse fungere anche da centralino telefonico PBX. All’epoca la disponibilità di questa caratteristica non era ancora pubblica, ma è stata assicurata ai rappresentanti di Emmelibri in via ufficiosa, previo accordo di riservatezza.
Infine un dettaglio colpisce i tecnici di Emmelibri: Zoom adotta il DSCP Marking, una tecnologia che permette di marcare i pacchetti sulla rete per monitorare la qualità del servizio, una caratteristica che ben si adattava alla tipologia di infrastruttura di rete sviluppata in azienda e che dimostrava una sintonia con la tecnologia Zoom anche dal punto di vista dei fondamentali del networking.
